Arte come (r)esistenza
Trialoghi
a cura di Massimo Carboni
Giovedì 4 giugno 2026 ore 17.30
Archivio Lucia Romualdi
via Nicotera 5, 00195
Gino Sabatini Odoardi e Marco Tirelli in dialogo con Massimo Carboni
Introduce Angelica Speroni
Questo è il primo di una serie di incontri dal titolo “Arte come (r)esistenza”, promossi e ospitati dall’ALR e curati da Massimo Carboni, in cui la parola è data agli artisti.
Gli ospiti
Gino Sabatini Odoardi
Gino Sabatini Odoardi si è diplomato al Liceo Artistico di Pescara e successivamente in Pittura all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila discutendo una tesi in Estetica sulla fenomenologia del “Silenzio” con Massimo Carboni. Nel 2011 è stato invitato alla 54ª Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, Padiglione Italia (Arsenale).
Negli anni del liceo ha conosciuto il lavoro di Ettore Spalletti, docente di Ornato. Durante gli studi accademici, determinanti sono stati gli incontri con Fabio Mauri – con cui nel 1997 è performer in Che cosa è il fascismo, alla Kunsthalle Klagenfurt (Austria), e del quale sarà in seguito assistente e con Jannis Kounellis, del cui Seminario-Laboratorio del 1998, a L’Aquila, a cura di Sergio Risaliti, è allievo. Nel 2006 partecipa, inoltre, al workshop con Antoni Muntadas presso lo spazio “Viafarini”, a cura di Gabi Scardi.
Tra i vari premi: nel 1999 riceve da Alfred Pacquement (Centre Georges Pompidou) Le prix des Jeunes Créateurs all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi; nel 2005 ottiene la Menzione Speciale al Premio Celeste, a cura di Gianluca Marziani; Nel 2007 risulta vincitore della IV° edizione del Progetto DARC (Direzione Generale per l’Architettura e l’Arte Contemporanea), a cura di Daniela Fonti, per la realizzazione dell’opera Senza titolo con fantasmi, con il sostegno del MAXXI Roma e la Facoltà di Architettura di Valle Giulia; nel 2024 riceve il Premio Speciale Rivista d’Arte Segno al 51° Premio Sulmona, a cura di Ivan D’Alberto.
Nel 2003, Lithos Edizioni, in occasione della mostra personale A Boccaperta al MLAC (Museo Laboratorio Arte Contemporanea) di Roma, ha pubblicato la monografia Controindicazioni, a cura di Simonetta Lux e Domenico Scudero. Nel 2010, Logos Edizioni ha pubblicato il catalogo monografico Postumo al nulla, curato da Massimo Carboni e Francesco Poli. Più recentemente, nel 2023, Maretti Editore gli ha dedicato il volume Tra le pieghe del dubbio, con testi di Claudio Libero Pisano e Adriana Polveroni. In occasione della sua ultima mostra personale, tenutasi nello stesso anno a Ginevra presso la galleria Gowen Contemporary – con cui collabora dal 2013 – la rivista Segno gli ha riservato la copertina.
“Termoformatura in polistirene” è la definizione tecnica del procedimento sfruttato dall’artista per realizzare gran parte dei suoi lavori, l’appropriazione di questo processo materico rende la sua ricerca unica nel panorama italiano e internazionale. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.
La ricerca di Sabatini Odoardi si configura come una riflessione sull’inconoscibilità del mondo attraverso temi universali come il tempo e il concetto di postumo, lo spazio, la memoria ma anche aree simboliche come il dogma (politico e religioso), il bicchiere – simbolo antisimbolico che negli anni l’artista ha reiterato in infinite soluzioni – o la piega, spesso declinata nel drappo e nel panneggio, considerata dall’artista «un labirinto nomade senza finestre in grado di celare gli innumerevoli risvolti della vita, dove niente è chiaro e rivelato». Le opere affrontano i grandi enigmi dell’esistenza con modalità sempre nuove dove segno, disegno, pittura, scultura e installazione si intersecano senza soluzione di continuità, generando cortocircuiti dialettici tra forma e contenuto atti a forzare i limiti della rappresentazione. L’intenzione, come dichiara l’artista, è quella di «insinuare il dubbio, rimettere in discussione la realtà, rompere gli equilibri su cui poggia la nostra cultura, in un gioco di specchi infiniti, in un continuo rimando senza risposta».
Dal 2017 è docente ordinario di Plastica Ornamentale e Tecniche Plastiche Contemporanee presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Vive e lavora a Pescara.
Marco Tirelli
Marco Tirelli nasce nel 1956 a Roma, dove vive e lavora. Inizia a esporre nella seconda metà degli anni Settanta e, alla fine del decennio, stabilisce il proprio studio negli spazi dell’ex Pastificio Cerere a San Lorenzo insieme agli artisti della cosiddetta Nuova Scuola Romana.
Negli anni Ottanta partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, nella sezione Aperto 82 con una sala personale, avviando una presenza costante in rassegne internazionali come la XI Biennale Trigon ’83 di Graz. In questo periodo instaura un rapporto continuativo con la galleria L’Attico e sue opere entrano nelle collezioni di importanti istituzioni italiane, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e la GAM di Torino. Espone inoltre in gallerie di rilievo come Bernier Gallery di Atene (1979), Annina Nosei Gallery di New York (1985) e Galerie Folker Skulima (1987).
Gli anni Novanta si aprono con la mostra all’American Academy in Rome, dove una grande installazione di disegni è posta in dialogo con i Wall Drawings di Sol LeWitt, seguita dalla partecipazione alla XLIV Biennale di Venezia con una sala personale. Nel corso del decennio prende parte a rassegne di primo piano come la Biennale di Sydney, la Biennale di San Paolo, Prospect ’93 alla Kunsthalle di Francoforte e la XII Quadriennale di Roma, esponendo inoltre in sedi internazionali quali il Centre d’Art Contemporain di Ginevra e il Palais Liechtenstein di Vienna.
Nei primi anni Duemila la sua ricerca si estende alla dimensione ambientale: nel 2001 realizza un’installazione site specific alla Fondazione Volume! e nel 2002 la Kunsthalle di Darmstad gli dedica una grande mostra antologica, successivamente presentata alla GAM di Bologna. In questo periodo espone anche in musei italiani quali il MART di Rovereto e il PAC di Milano. Del 2009 è la realizzazione di grandi sculture per la Collezione Gori alla Fattoria di Celle.
Tra il 2010 e il 2020 mostre personali sono ospitate dal Museo di Palazzo Fortuny di Venezia e dal MACRO di Roma, mentre progetti espositivi coinvolgono istituzioni quali il MAXXI di Roma e il Museo MADRE di Napoli. Nel 2013 presenta una vasta installazione per il Padiglione Italia curato da Bartolomeo Pietromarchi alla LV Biennale di Venezia e, nello stesso anno, espone dei lavori realizzati a quattro mani con Patti Smith sia all’Auditorium Parco della Musica di Roma, che alla Triennale di Milano e presenta, all’Accademia Tedesca di Villa Massimo, una mostra insieme a Bernd e Hilla Becher. Realizza inoltre significative mostre personali presso: la Fondazione Pescheria – Centro Arti Visive, Pescara (2014), il Musée d’art moderne et contemporain, Saint-Etienne Métropole (2017), la Axel Vervoordt Gallery, Hong Kong (2018), il museo House of Art di České Budějovice, Praga (2020).
Negli anni Venti del Duemila proseguono le esposizioni internazionali, tra cui le mostre personali del 2021 alla Cardi Gallery di Londra e alla Axel Vervoordt Gallery di Anversa. Le più recenti sono: la partecipazione alla mostra Metafisica/Metafisiche, inaugurata nel gennaio 2026 al Palazzo Reale di Milano e la grande mostra personale Marco Tirelli. Anni luce al Palazzo delle Esposizioni di Roma, inaugurata a marzo 2026. Le sue opere sono parte delle collezioni di numerosi musei e istituzioni nazionali e internazionali; tra queste, Proteo, realizzata alla fine del 2018 su commissione del MAXXI ed esposta in collezione dal 2019.
Tirelli è membro dell’Accademia Nazionale di San Luca, di cui è stato presidente per il biennio 2023–2024, e dell’Accademia dei Virtuosi del Pantheon.

Arte come (r)esistenza
Trialoghi
a cura di Massimo Carboni
L’atto di creazione è sempre, in quanto tale, un atto di resistenza. Al potere, alla sopraffazione, alla disumanizzazione dell’essere umano, questo essere indistruttibile continuamente distrutto. Una resistenza obliqua, indiretta, sotterranea, ma forse proprio per questo più esplosiva nel tempo lungo della storia. Ma l’arte dice davvero ancora oggi ad ogni cosa “Lazzaro alzati!”, opponendosi alla sua caduta nell’anonimato e nell’indifferenza, redimendola così dal dolore del mondo? L’arte è tuttora un’esperienza in cui ne va della nostra esistenza e del nostro destino di esseri umani, cioè di animali simbolici? Di che cosa ne va oggi, autenticamente, nell’arte contemporanea? Ne parlano due artisti ed un filosofo.
Massimo Carboni si occupa da tempo dei rapporti tra filosofie e arti moderno-contemporanee. Tra le sue ultime opere: Il genio è senza opera; Malevich. L’ultima icona; Filosofia dell’Ombra; Elogio dell’esitazione.

